COSA SONO I DIAMANTI DEL VINO?

Soffermiamoci su un fenomeno che incuriosisce moltissime persone e che spesso genera domande e qualche perplessità: i cosiddetti “diamantini del vino”.

Può capitare, stappando una bottiglia, di notare piccoli cristalli sul tappo, sul fondo o lungo le pareti del vetro: a prima vista sembrano minuscole schegge di vetro o granelli di zucchero cristallizzato, in realtà sono cristalli di bitartrato di potassio, noti anche come cristalli tartarici.

L’acido tartarico è una sostanza naturalmente presente nell’uva e quindi nel vino che, durante la fermentazione, reagisce con il potassio formando un sale che, in determinate condizioni, può trasformarsi in cristalli solidi.

Questo avviene soprattutto quando il vino è esposto a basse temperature: il freddo riduce la solubilità di questi sali e ne favorisce la precipitazione.

Il fenomeno può verificarsi spontaneamente, ad esempio nelle cantine durante l’inverno, oppure essere indotto volontariamente dal produttore attraverso la cosiddetta stabilizzazione a freddo; In questo caso il vino viene portato a temperature molto basse prima dell’imbottigliamento, così da far precipitare i cristalli in anticipo ed eliminarli, evitando che si formino successivamente nella bottiglia.

Quando questa stabilizzazione non viene effettuata – o quando il vino presenta naturalmente una concentrazione più elevata di acido tartarico e potassio – i cristalli possono comparire nel tempo, li si può trovare sul fondo della bottiglia, aderenti alle pareti, all’interno delle botti o, nella situazione più suggestiva, attaccati al tappo appena estratto, dove brillano come piccoli diamantini.

Dal punto di vista qualitativo non si tratta di un difetto, i cristalli non alterano né il gusto né gli aromi del vino, si tratta semplicemente di una reazione naturale che è indice di interventi poco invasivi e di lavorazioni rispettose della materia prima.

Se ci si imbatte in una bottiglia con questi depositi, non c’è motivo di preoccuparsi, è sufficiente versare il vino con attenzionelasciando gli eventuali residui sul fondo, oppure procedere con una delicata decantazione per separare la parte liquida da quella solida; In alternativa, si può semplicemente accettarne presenza e degustare il vino senza timori.

In definitiva, questi “diamantini” non sono altro che una espressione della chimica naturale del vino; Possono sorprendere chi non li ha mai visti prima ma,  più che un difetto, raccontano un processo autentico e spontaneo, sono la testimonianza silenziosa di ciò che accade nel vino quando viene lasciato esprimersi senza interventi eccessivamente correttivi.

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