Il Vino Novello, quando l’autunno arriva nel bicchiere

Ottobre è un mese che, più di altri, ci ricorda che le stagioni non cambiano all’improvviso, ma lentamente: prima nell’aria, poi nella luce delle giornate e infine sulle nostre tavole.

Si cominciano a cercare le giacche nell’armadio, le serate si accorciano e torna il desiderio di stare a tavola un po’ più a lungo, magari davanti a qualcosa di caldo e a un bicchiere di vino.

Per chi lavora in cantina, ottobre ha un significato particolare: la vendemmia appena trascorsa comincia a lasciare spazio ai primi pensieri sulla nuova stagione e, tra le bottiglie che arrivano ai rivenditori, compare in sordina anche il Novello.

Quella appena trascorsa non è stata una vendemmia facile, il caldo intenso e le piogge scarse hanno messo a dura prova l’agricoltura italiana e, naturalmente, anche la viticoltura.

La vite è una pianta straordinariamente tenace, capace di adattarsi e di cercare nel terreno ciò di cui ha bisogno, ma anche la sua resistenza ha dei limiti.

Per chi vive quotidianamente il vigneto, annate come questa ricordano una cosa molto semplice, ovvero che il vino non nasce soltanto in cantina; Nasce prima di tutto dalla terra, dal clima e dal lavoro dei viticoltori, e ogni vendemmia porta con sé una storia diversa.

Ma tornando al novello, siamo sicuri di sapere di cosa stiamo parlando?

Io credo che qualche chiarimento sia necessario.

Il Novello, contrariamente a quanto molti pensano, non è semplicemente il “vino nuovo”, ma il risultato di una particolare tecnica di vinificazione chiamata macerazione carbonica, che permette di ottenere un vino con caratteristiche molto diverse da quelle di una vinificazione tradizionale.

Semplificando al massimo, i grappoli interi vengono posti in un ambiente saturo di anidride carbonica, quindi in totale assenza di ossigeno, a una temperatura controllata di circa 30 gradi, permanendo in un arco di tempo che va da una a tre settimane, durante il quale, all’interno degli acini, si sviluppa una particolare trasformazione, chiamata fermentazione intracellulare.

Successivamente si procede alla svinatura (ovvero la separazione delle parti solide da quelle liquide) e a una pressatura soffice per poi iniziare una vinificazione, ovvero una normale ma breve fermentazione alcolica del mosto fiore ottenuto, esattamente come si fa con il vino classico.

Il risultato sono vini particolarmente fruttati, profumati, particolarmente morbidi e immediati, pensati per essere consumati nel giro di qualche mese, ed è proprio questa loro immediatezza a renderli così particolari.

Questo vino, negli anni, non ha mai goduto di grande considerazione tra gli addetti ai lavori: c’è chi ne prende le distanze, chi lo considera poco più di uno sciroppo e chi arriva persino a chiedersi se sia corretto chiamarlo vino.

Personalmente sono meno severo, del resto, anche il panettone non è pane, ma nessuno si sogna di considerarlo per questo, un prodotto meno piacevole, lo stesso vale per il pandolce genovese o per la mostarda lombarda, che non è certo frutta fresca.

Stiamo parlando di tradizioni, di abitudini che si rinnovano e che ci fa piacere ritrovare sulle nostre tavole.

Anche il Novello va guardato così, non è certamente un vino da invecchiamento o un grande vino e nessuno dovrebbe mai chiedergli di essere “ciò che non è”.

Ha un costo generalmente accessibile a tutti, arriva quando l’autunno comincia davvero a farsi sentire e porta con sé un modo semplice e piacevole di stare insieme, mostrando così la sua qualità più sincera.

Anche quest’anno, il Novello di Torri Cantine, torna a far parte di questo piccolo rito d’autunno, e lo farà con una veste nuova, una nuova etichetta che accompagna una bottiglia che, nel bicchiere, ho avuto modo di assaggiare più volte.

Quello che mi ha colpito è soprattutto il suo equilibrio: non è troppo dolce, non è troppo tannico, né troppo acido, né eccessivamente alcolico, è semplicemente un vino che sta bene a tavola e questo è forse il complimento più bello che si possa fare a un vino pensato per la convivialità.

L’ho sempre visto accogliere in ogni occasione, nel migliore dei modi, sempre con quella capacità di accompagnare la conversazione senza diventare necessariamente il protagonista assoluto della serata.

La Legge, per il vino Novello, stabilisce una finestra di commercializzazione ben precisa che va dal 1° novembre al 31 dicembre di ogni anno, ma al di là delle date, il suo arrivo coincide quasi naturalmente con quel preciso momento dell’anno in cui inizia a far freddo e cominciamo a coprirci un po’ di più.

È il tempo delle prime caldarroste, delle tavole apparecchiate con maggior cura, delle serate che invitano a restare in casa. È il momento in cui un bicchiere di vino può trasmettere calore prima ancora di essere bevuto.

È questo il contesto nel quale il Novello trova il suo posto, non per raccontare il vino di una lunga attesa, ma il piacere dell’immediatezza, della stagione che cambia e di una bottiglia che arriva sul mercato quando la vendemmia è ancora un ricordo recente.

È per questo che ogni anno, continua ad avere il suo pubblico e quando nei prossimi giorni vedremo comparire le prime bottiglie di Novello nelle enoteche, nei negozi e sulle tavole, potremmo provare a guardarle con occhi diversi.

Non gli chiederemo di essere un altro vino, ma semplicemente di accompagnarci dentro l’autunno, con un bicchiere in mano e un po’ di calore intorno.

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