Trebbiano d’Abruzzo DOC: non chiamatelo “Vino quotidiano”!

Articolo di Carla Benvenuto.

Se c’è un vitigno che ha viaggiato in lungo e largo per l’Italia attecchendo in molte Regioni, quello è sicuramente il Trebbiano. Lo si può trovare in Toscana, in Emilia-Romagna, in Abruzzo, nel Lazio, in Umbria, nelle Marche. È uno dei vitigni a bacca bianca che vanta più ettari vitati nel nostro Paese, ma purtroppo questa caratteristica non gli fa godere sempre di una buona nomea. Spesso infatti è associato all’idea di “vino quotidiano”, ovvero un vino da tutti i giorni, dal basso costo e dalla scarsa qualità.

Le varie tipologie di Trebbiano

Tuttavia occorre sempre distinguere le varie tipologie di Trebbiano, perché non sono tutte uguali ma anzi, ogni zona ha la sua varietà e ciascuna di esse compone, insieme ad altre uve, alcune importanti denominazioni. Non solo, dal Trebbiano spesso ne nascono delle espressioni, di solito quando esso è vinificato in purezza, davvero meritevoli e qualitativamente interessanti.

Il Trebbiano d’Abruzzo DOC

Una Doc rilevante dell’Enologia Italiana, e nello specifico dell’Abruzzo, che tende proprio ad essere caratterizzata da una forte espressività e personalità, molto famosa e molto conosciuta ovunque, è il Trebbiano D’Abruzzo DOC. Una denominazione ammessa nel 1972 e che nella Regione fa da contraltare alla Doc rossa del Montepulciano D’Abruzzo e, proprio come quest’ultima, copre la stessa area geografica: quindi tutto l’Abruzzo eccetto le zone occupate dalle montagne.

Da disciplinare la DOC Trebbiano d’Abruzzo deve essere prodotta con almeno l’85% di uve Trebbiano Toscano, Trebbiano Abruzzese, Bombino Bianco (da sole o congiuntamente) e il restante 15% con uve a bacca bianca idonee alla coltivazione nella regione Abruzzo.

I vini che ne conseguono hanno solitamente un colore giallo paglierino più o meno intenso, un naso caratterizzato da profumi delicati fruttati e floreali, ed un sapore secco e armonico. Sono dotati spesso di una bella acidità, un medio corpo, sapidità ed una esigua persistenza. Generalmente si abbinano bene ad antipasti o primi piatti di mare, secondi di pesce e formaggi poco stagionati.

4.20 Trebbiano D’Abruzzo Doc – Torri Cantine

E parlando proprio di territorialità e personalità del Trebbiano, l’espressione di Cantine Torri della linea 4.20 del Trebbiano D’Abruzzo Doc ne è un esempio perfetto.

Le uve, Trebbiano d’Abruzzo in purezza, vengono selezionate manualmente nella seconda decade di settembre da un antico vigneto di 25 anni con un’esposizione ottimale. Il terroir, infatti, garantisce un’importante escursione termica che, insieme alle tecniche di vinificazione in regime biologico, permette di preservare ed enfatizzare tutte le peculiarità di questo vitigno che verranno poi riscontrate nel vino.

In cantina la vinificazione avviene in tini di acciaio a temperatura costante e controllata. E dopo un periodo di affinamento di circa 6 mesi viene imbottigliato.

Degustazione

Al calice il Trebbiano d’Abruzzo 4.20 di Torri si presenta di colore giallo paglierino. Il ventaglio olfattivo è molto fine e abbraccia sentori fruttati di mela golden e aromi floreali di rosa e fiori di campo. In bocca il sorso è fresco e delicato. Possiede una buona struttura, una leggera sapidità ed una acidità sostenuta, caratteristiche che rendono il vino elegante e piacevole. Buona anche la persistenza.

Abbinamenti

Da servire ad una temperatura di 8-10 gradi, è un Trebbiano che si sposa egregiamente con un aperitivo, o per accompagnare degli antipasti a base di prodotti ittici. Ottimo anche se abbinato a primi piatti di mare, o ad una zuppa di pesce, a secondi a base di crostacei o formaggi a pasta molle.

Insomma, un’espressione di questo vitigno molto caratteristica, che ben si identifica con il territorio da cui proviene. Un Trebbiano con una bella personalità che si fa bere e ricordare con estremo piacere, e che di certo non è un “vino quotidiano” nell’accezione negativa del termine che spesso gli viene associata.

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