Scopriamo insieme gli Orange Wine

Per molti sono già conosciuti, per altri no. Scopriamo insieme cosa sono i famosi Orange Wine, partendo dalle uve e arrivando alla bottiglia.

I vini bianchi sono il prodotto di una vinificazione “in bianco” di uve solitamente bianche, che prevede l’eliminazione dei raspi e successivamente anche la “sgrondatura” ovvero la rimozione di bucce e vinaccioli.

Quando invece le uve a bacca bianca vengono vinificate con la procedura riservata ai vini rossi, ovvero eseguendo una macerazione dei mosti con i lieviti, insieme a bucce, vinaccioli e in alcuni casi anche dei raspi, ecco che molto probabilmente si stanno producendo degli Orange wine.

Si tratta di vini che discendono da una tradizione vitivinicola molto antica, le cui origini territoriali riguardano le zone asiatiche della Georgia e dell’Armenia, due territori dell’ex unione sovietica, situati tra i primi rilievi delle montagne del Caucaso e il mar Morto.

Questo territorio, già famoso per i ritrovamenti di antichissimi reperti di vinificazioni spontanee risalenti a migliaia di anni fa, è diventato noto anche per la produzione di Orange wine che, nei secoli scorsi, venivano fatti “riposare” in quelle grandi anfore di argilla chiamate Kvevri, che potevano raggiungere anche la capacità di 1000 litri e che venivano interrate quasi completamente, lasciando in superficie la sola apertura, necessaria per effettuare il riempimento della spremitura delle uve.

Questi giganteschi contenitori venivano poi sigillati ermeticamente ricoprendoli di cera: questo particolare procedimento vitivinicolo è stato perfino riconosciuto nel 2013 come patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

I recipienti utilizzati oggi per questo tipo di macerazione, possono essere anche di altro materiale come terracotta, acciaio, legno o altro, l’importante è che vengano impiegate uve dotate di una buccia spessa e corposa che permettano l’ottenimento di vini ben strutturati, oltre che delicatamente tannici.

Le caratteristiche dei vini prodotti, saranno ben diverse da quelle del classico vino bianco: leggero, dal tipico giallo paglierino luminoso e dai sentori giovani e freschi. I vini saranno estremamente strutturati, corposi, con colori carichi e dai riflessi ramati, a volte ambrati e a volte aranciati, soprattutto se reduci da una lunga macerazione e magari provenienti da vitigni quali Gewürztraminer, Ribolla gialla, Pinot Grigio, e Garganega, ma anche Verdicchio o Trebbiano Toscano.

Si manifesteranno in maniera differente a seconda del vitigno utilizzato e della durata della macerazione del mosto con le bucce, visto che ci sono stati casi che hanno previsto un minimo di qualche ora fino a un periodo anche di 60 giorni.

Il contatto prolungato tra mosti, bucce e batteri lattici, fa si che alla fine del processo si depositino alla base del contenitore, rilasciando lentamente le loro proteine, permettendo l’estrazione di sostanze polifenoliche, aromatiche e proteiche che li rendono di quel tipico color arancio con cui si identificano anche nel nome.

Una breve macerazione porterà a un colore intenso e brillante e a una struttura e una matrice tannica non particolarmente elevata; Si otterrebbe così un vino bianco macerato ma senza quella particolare caratteristica distintiva.

Una lunga macerazione, protratta per settimane o mesi, porterà invece a un vino dotato di grande struttura e complessità sia all’olfatto che al palato e al tipico colore, particolarmente carico, con riflessi ramati, ambrati o aranciati.

Nella vinificazione, il contenitore utilizzato è di fondamentale importanza: oggi si usa prevalentemente legno o anfore in terracotta e queste ultime hanno la capacità di sottoporre il vino a una micro-ossigenazione perfino superiore rispetto al legno, senza però sottoporlo ad alcuna cessione di specifici aromi.

Nella successiva maturazione, alcuni vini maturano addirittura per due o tre anni nelle botti in legno, e questo non ci farà stupire per colori particolarmente intensi e ombrosi, oltre a una maggiore complessità di profumi e sapori particolarmente maturi e impattanti.

Alcuni vitigni sono perfetti per realizzare Orange wine, altri meno: la Ribolla Gialla fermenta e macera anche per due mesi, il Pinot Grigio ha bisogno di due settimane mentre vitigni più aromatici come il Sauvignon Blanc e il Tocai Friulano si accontentano di qualche giorno.

Al sorso risultano generalmente succosi, delicatamente tannici quasi masticabili, con un corpo pieno e imponente, stiamo parlando di vini particolarmente longevi che possono dare grandi soddisfazioni anche dopo parecchi anni.

Rispetto ai classici vini bianchi, sono necessari tempi più lunghi perché possano considerarsi pronti per la vendita, con quel gusto molto meno scontato e più ricercato, con quel carattere particolare, a volte inaspettato e di non facile comprensione per tutti, che giustifica anche un prezzo maggiore.

La produzione degli Orange wine viene condotta facendo particolare attenzione all’ecologia, nel rispetto della biodiversità, basandosi assiduamente su tecniche agricole biologiche e biodinamiche, concentrate nell’uso di rame e zolfo (nel nostro caso di miniera), eliminando gli OGM e riducendo al minimo i disinfestanti e i fertilizzanti chimici e artificiali.

Questo si rende necessario grazie alla consapevolezza che ogni sostanza dannosa che finisce sulle bucce, inevitabilmente finirà nel vino che andremo a bere; Inoltre, la lunga macerazione sulle bucce di questi vini, riesce a proteggerli al punto da non essere necessaria un’ulteriore aggiunta di anidride solforosa.

Questo comporta che per gli Orange wine sia più alto il rischio dei fenomeni ossidativi che potrebbero creare note spiacevoli all’olfatto.

In Italia, il primo a credere in questi vini così particolari e lontani dalla moda generale, fu Josko Gravner che preferì la maturazione in anfore di terracotta che, come abbiamo detto, è un materiale perfetto per la micro-ossidazione. La regione che più di tutte ha sostenuto e onorato questa tradizione è il Friuli-Venezia Giulia, seguito da Emilia, Veneto e Liguria.

Questi vini vanno degustati in calici grandi e con orli ampi e a una temperatura più elevata di quella utilizzata solitamente con i classici vini bianchi, quindi intorno ai 10 – 14 gradi, e attendendo sempre qualche minuto prima di servirlo, proprio per permettergli di manifestare appieno ogni sfumatura olfattiva e gustativa.

Sono vini non scontati, mai banali, se vogliamo anche non facilissimi da apprezzare, ma li vedo perfetti con aperitivi ricercati, piatti vegetariani ben strutturati e originali, con un pescato strutturato e saporito, con gustose carni bianche, anche speziate, tipiche della cucina orientale e formaggi di media e lunga stagionatura.

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