Moscato

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Quando l’argomento di conversazione ruota intorno ai “vitigni”, prima o poi arriva il momento in cui ci si deve necessariamente confrontare con uno talmente articolato, con il quale è difficile anche solo stabilire l’inizio della riflessione.

È il caso del Moscato, un vitigno del quale si potrebbe parlare per ore e non aver detto nulla, probabilmente l’uva dalle origini più antiche mai coltivata in Italia.

Origini

Tra leggenda e realtà, le origini del Moscato, il cui nome deriva da “muscus” per il profumato aroma di muschio che emanava, potrebbero risalire all’VIII secolo a.C. per opera dei Greci o successivamente dei romani con le note uve Apicae o Apianae.

Un vitigno che ha iniziato a essere conosciuto e diffuso nel Medioevo grazie ai noti commerci Veneziani e che oggi vanta una moltitudine di varietà che si diversificano per colore, se da tavola o da vino, per composizione del grappolo (DNA) e per luogo di produzione.

I vitigni aromatici

Un vitigno straordinario che insieme al Brachetto, al Gewürztraminer e alla Malvasia, rientra nella grande famiglia dei vitigni aromatici, proposto nelle versioni secco e dolce, fermo o spumante, e per avere una minima idea della vastità dell’argomento, annoveriamo in rigoroso elenco alfabetico solo alcuni esempi: il M. di Alessandria, il M. di Acqui, il M. Bianco, il M. Giallo, il M. Rosa, il M. di Saracena, il M. di Scanzo, il M. di Terracina, e molti altri ancora.

Un vitigno molto sensibile alla tipologia di terreno nel quale è coltivato, tanto da preferire terreni con prevalenza di tufo e argilla, a volte anche sabbiosi e possibilmente ad altitudini che variano tra i 200 e i 300 metri, esattamente come il terroir della regione nella quale ha ottenuto i migliori risultati, ovvero il Piemonte (reg. Catalogo naz. varietà di vite dal 1970).

Da queste uve vengono prodotti vini meravigliosi, ricercati, eleganti, ampi, che a seconda della loro tipologia, della vinificazione o spumantizzazione, stupiscono per il loro aspetto luminoso e brillante nelle tonalità del giallo e del rosso, a seconda delle bacche utilizzate, oltre che per la loro incredibile consistenza.

Caratteristiche organolettiche

I profumi sono intensi e persistenti, fiori e frutta che tendono ad appassire o a sciroppare, a candire, a seconda del residuo zuccherino: pesca, glicine, tiglio, salvia, agrumi, miele, muschio e spezie dolci, sono solo alcune delle sensazioni paradisiache che ci vengono regalate.

Al gusto si è inondati da molteplici e complessi aromi, che confermano le sensazioni olfattive, spesso supportati da una dirompente dolcezza, in perfetto equilibrio con un’acidità esplosiva che ne ingentilisce il gusto, al punto di farci percepire con snellezza quella che sovente è una struttura robusta, concedendole rara eleganza.

Abbinamenti

Riguardo all’abbinamento del moscato, ovviamente questo varia a seconda del vino che è stato prodotto e quindi alla vinificazione o spumantizzazione eseguita e anche solo per mero sentimentalismo, amo immaginarmelo sempre come “il vino dolce per eccellenza” e quindi degustarlo per concordanza con i dessert e per contrapposizione con i formaggi stagionati o erborinati.

Servizio

In merito alla temperatura di servizio, sappiamo bene che può variare in base alle caratteristiche del vino e anche al proprio gusto personale, e ricordando che le basse temperature esaltano la percezione delle durezze – tra le quali l’acidità – mentre le alte esaltano quelle delle morbidezze – tra le quali proprio gli zuccheri – lascio al degustatore la libertà di modificare di qualche grado il ventaglio termico disponibile.

Il calice

Terminiamo con il calice, molto importante per qualsiasi vino ma ancor di più quando il vitigno è aromatico o il vino è dolce.

La sua forma ci deve aiutare a percepire i tanti profumi disponibili e ce n’è più di una, adatta non soltanto per la tipologia di vitigno ma anche per la vinificazione o spumantizzazione effettuata. La capostipite è la coppa, nata per apprezzare gli spumanti dolci, seguita dal tulipano piccolo per i passiti e dal calice da Sautern per i muffati.

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